La vita - L'opera - L'attività espositiva  



L'attività di Mirabella si svolge in un periodo tra i più contraddittori e tormentati dell'arte italiana. La politica culturale del regime e del Sindacato fascista degli artisti sostiene il movimento del "Novecento italiano" che impone i princìpi del "ritorno all'ordine" e di un'ottusa autarchia nazionale: gli artisti di primo piano che avevano che avevano aderito si vanno sganciando e proseguono altre vie; ma i più coraggiosi passano all'opposizione, e tornano a seguire la linea delle avanguardie storiche osteggiate dal regime.

Tra gli innovatori sono anzitutto Scipione e Mafai; e i siciliani di Roma, Trombadori, Guttuso coi "Quattro di Palermo", Mazzullo. Mirabella, mai piegatosi al "Novecentismo", è con loro. Nell'immediato dopoguerra egli compie interessanti ricerche, mediando tra le tendenze in aspro contrasto: l'astrattismo di "Forma Uno" ed il realismo.

Opera di concordia che sosterrà anche in seno al "Fronte nuovo delle arti". Sinchè diviene - solidale alle grandi lotte per la terra e contro la mafia che si svolgono in Sicilia - uno degli esponenti maggiori del realismo italiano.

Nel '49 si reca a dipingere a Scilla, all'aria aperta, insieme a Guttuso, Mazzullo, Omiccioli; un'esperienza che consolida la sua pittura e consente le sue opere più celebri, oggi esposte. Alla metà degli anni Sessanta nuove esperienze astrattiste si vanno delineando, sino a sboccare in una visione di forme di pura invenzione, ma cresciute come nuove realtà.

 




Mirabella insieme a Picasso, Trombadori e Guttuso.